Biblioteca di Cavallasca
 


 

 

 

 

GIORGIO CASTIGLIONI

UN MOSTRO NEL LAGO DI COMO (1946)

“Studi Della Biblioteca Comunale di Cavallasca”, 1 (1999), pp.6-8 rist. biblioteche di Paré e di Moltrasio, 2005

 

 E’ tornato alla ribalta, recentemente, il presunto mostro del lago di Como del 1946 che, ai suoi tempi, si conquistò una certa fama, tanto da essere ricordato anche nel libro del “criptozoologo” (ovvero studioso di animali “nascosti”, misteriosi) Jean-Jacques Barloy
Fu il settimanale “Il Corriere Comasco” ad inventare il mostro lariano. In un articolo del 18 novembre, Achille Combi raccontava "La paurosa avventura di due cacciatori brianzoli" al Pian di Spagna, nei pressi di Colico.
Sulla via del ritorno da una battuta di caccia, mentre quattro compagni andavano a prendere le auto, Carlo Bonfanti, di 32 anni, ed Amilcare Dolcioni, di 37, attendevano presso il lago, cupo e mosso dal vento, sotto un cielo nuvoloso, quando comparve uno spaventoso animale. "A una decina di metri dalla riva, -racconta Dolcioni- alta, sul pelo delle acque una testa enorme di mostro crestato, dagli occhi mobilissimi annusava l'aria, tentennando, quasi sospesa. Il corpo dell'animale, della lunghezza di 2 o 3 metri, affiorava, irto di squame durissime di un colore rosso-bruno". Il mostro battè la coda sull'acqua, spalancò la bocca, emise un sibilo acutissimo e si diresse verso il centro del lago. I due cacciatori gli spararono contro ferendolo ad un occhio.

 L'animale non gradì, si voltò e cercò di raggiungere la riva. "La coda percuoteva paurosamente l'acqua mentre le zampe arrancavano per risalire il pendio del fondo lago". Altri colpi lo convinsero alla fuga. Anche altri cacciatori, accorsi nel frattempo, scorsero "una macchia vagante" nelle acque. "Un altro mostro di Loch Ness?" si chiedeva "Il Corriere Comasco".

 La notizia sul "lariosauro", come fu battezzato già in questo primo articolo il presunto mostro, rimbalzò sulle pagine dei giornali, dal quotidiano locale "La Provincia" al "Corriere della Sera", da "Il Pomeriggio" di Firenze al "Giornale dell'Emilia"

 "La Provincia" del 21 novembre riportava la testimonianza del suo collaboratore Enrico Remondina. Un mostro lungo dieci metri con il "dorso a strisce verdi e nere" era apparso anche sei anni prima durante un temporale nei pressi di Varenna. Nello stesso articolo si dava poi "un'altra notizia sensazionale": proprio a Varenna era ricomparso il mostro. A vederlo erano stati tre piemontesi, i pescatori Felice Gatti e Dino Roncoroni ed il ragionier Luigi Denti. La descrizione, secondo il quotidiano, "corrisponde quasi integralmente a quella fatta dal Bonfanti e dal Dolcioni". I tre parlarono di "un enorme corpo crestato, lungo circa 4 metri, a squame argentee e bluastre coperto di macchie rosse, come i catarifrangenti delle biciclette". Sia i cacciatori del Pian di Spagna che i tre piemontesi avevano visto "sulla grossa testa una corona crestata".
Il 25 novembre, nel numero de "Il Corriere Comasco" successivo a quello che aveva lanciato il mostro, Achille Combi annunciò che il "lariosauro" altro non era che "un gigantesco orrendo storione" che due giovani, Ignazio Varassi detto Gnazi, di 21 anni, e Tognin Berti, di 17 anni, riescono a pescare
L'ultimo momento di gloria del mostro del 1946 arriva l'1 dicembre sulle pagine de "La Domenica del Corriere" che riassume le vicende e pubblica anche una foto del lago con un indecifrabile movimento d'acqua e la didascalia "E' lui?.

 LE IPOTESI SULLA NATURA DEL MOSTRO
Gli avvistamenti del 1946 furono accompagnati da una serie di ipotesi sulla natura dello "strano animale". Un dinosauro ancora vivo? In questa direzione andava il nomignolo "lariosauro" che, come abbiamo detto, fu affibiato al mostro sin dal primo articolo a lui dedicato e che, un secolo prima, era stato usato per indicare un vero rettile preistorico di cui erano stati ritrovati i resti fossili (ne parliamo a parte). Il titolo del "Corriere della Sera" del 19 novembre parlava di un "mostruoso sauro".
L'ipotesi preistorica era scartata, su "La Provincia" del 22 novembre, da Bruno Bari che suggeriva invece, "se vogliamo escludere che si tratti di pura fantasia", la possibilità che il mostro fosse in realtà uno storione, pesce di mole ragguardevole dotato di squame tali da dare un'"apparenza crestata", "coda particolarmente notevole" e "lunghi barbigli" che "una fantasia eccitata" poteva scambiare per "una spaventevole aguzza dentatura". La spiegazione del mostro come storione fu, come si è visto, adottata dal "Corriere Comasco" per mettere fine alle vicende della sua creatura.
Il "Corriere della Sera" del 23 novembre pensava invece alle carpe ed ancor più ai carpani, "il cui aspetto, se li si osserva di fronte, ha qualcosa di relativamente mostruoso. La testa schiacciata, la bocca larga e cascante ai due lati, gli occhi grossi e rotondi e infine il labbro inferiore munito di quattro barbigli conferiscono a questo ciprinide un'aria tutt'altro che domestica e in grado quindi di spaventare i cacciatori domenicali di anatre". Inoltre, "invecchiando, il dorso diventa crestato, ciò che conferisce loro un vago sembiante di draghi".
"La Provincia" del 19 novembre pubblicava una nota di Augusto Giacosa che riprendeva una disputa di qualche anno prima sull'isoletta di Borgovico e sui "burbari", i pesci grandi quanto un uomo di cui scrisse Paolo Giovio, per poi concludere dicendo che non si poteva dunque escludere che il mostro fosse "un enorme carpione [...] che ai cacciatori, emozionati per la inattesa apparizione, sia sembrato più mostruoso di quanto è in realtà".

 LARIOSAURO E MACROMIROSAURO
Nel 1839 veniva pubblicata la "Descrizione d'un nuovo rettile fossile, della famiglia dei Paleosauri, e di due pesci fossili, trovati nel calcareo nero, sopra Varenna sul lago di Como, dal nobile sig. Ludovico Trotti, con alcune riflessioni geologiche del prof. Giuseppe Balsamo-Crivelli". Il rettile in questione era un animale di dimensioni ridotte, almeno rispetto agli enormi dinosauri cui siamo abituati a pensare. I resti, incompleti (per esempio, della testa c'era solo "una traccia dei due angoli della mascella inferiore"), misuravano cinquantasei centimetri, di cui ventidue solo per il collo.
Dopo aver descritto l'animale, Balsamo Crivelli scriveva che reputava "opportuno non applicargli nuovo nome [...]. Non ambisco crear nuovi nomi per la vanagloria che il mio nome venga registrato nei cataloghi dei Naturalisti, come si suol fare anche a costo che la nuova denominazione divenga un superfluo sinonimo" Nel 1847, dopo che era stato trovato un altro esemplare "simile al tutto a quello descritto dal Balsamo [...] in istato di maggiore integrità", pur se "mancante della coda", Giulio Curioni propose comunque di chiamare il rettile "Lariosaurus Balsami", ovvero il "sauro lariano di Balsamo".
Nello stesso opuscolo in cui tributava al collega questo omaggio, il Curioni rendeva nota la scoperta, nella stessa zona, di un altro "rettile della famiglia dei Saurj assai pregevole per la sua quasi perfetta conservazione". Anche questo non era un animale molto grosso. La lunghezza totale era di ventidue centimetri e mezzo. Essendo stato ritrovato nella zona dove i Plini avevano una villa, l'autore gli attribuì il nome di "Macromirosaurus Plinii".
Il rettile fossilizzato, riferisce il Curioni, "venne trovato dagli operaj che scavano le pietre fissili dei monti sopra Perledo sul Lario, nel fendere una di queste pietre. Tengono essi attualmente in pregio queste petrificazioni per l'utile che ne ricavano, ed ebbero cura di raccogliere anche le poche schegge che si erano staccate dalla petrificazione nell'atto di fendere la pietra che lo conteneva".

 R.COLOMBO, Un disegno fa riemergere il mostro del lago, in “La Provincia”, 22 aprile 1999, p.8; ID., Sub sulle tracce del “Nessie” del lago, e I.MAN[CINI], Il Lariosaurus era un rettile, ivi, 25 aprile 1999, p.5; le vicende del mostro erano già state rievocate in Il Loch Ness del Pian di Spagna ebbe vita breve, in "La Provincia", 12 gennaio 1997, p.13.. L’articolo di Ivo Mancini contiene un’intervista a me fatta in cui ho accennato al mostro del novembre 1946. Tale data, correttamente annotata dal collaboratore, è stata poi per errore pubblicata come “estate 1946”. Una lettera da me inviata al giornale per rettificare questa imprecisione (e due refusi in una mia lettera pubblicata sul numero del 29 aprile 1999, p.18, che avevano leggermente modificato i cognomi dell’editore Van der Aa e di Caspar Gilg) è in attesa di pubblicazione.

J.J.BARLOY, Gli animali misteriosi invenzione o realtà?, Roma, Lucarini, 1987, p.88. Secondo l’autore , "Probabilmente in tutto questo non c'è nulla di serio".

A.COMBI, La paurosa avventura di due cacciatori brianzoli, in “Il Corriere Comasco”, 18 novembre 1946, p.1.

 “La Provincia”: Il mostro crestato del Pian di Spagna è forse un discendente del "burbero" favoloso delle Grosgalle?, con contributo di Augusto Giacosa, 19 novembre 1946, p.2; Riapparso il mostro nelle acque di Varenna, 21 novembre 1946, p.2 (rist. in "La Provincia", 29 giugno 1989, p.10); Lariosauro o storione?, 22 novembre 1946, p.2; Ecco il mostro, 23 novembre 1946, p.2.

 “Corriere della Sera”: Mostruoso sauro avvistato nelle acque del lago di Como, 19 novembre 1946, p.1; Nuova apparizione del “mostro” del Lario, 21 novembre 1946, p.1; L'apparizione del lago di Como. Visto da Milano il mostro potrebbe anche essere una carpa, 23 novembre 1946, p.2.

 "Il Pomeriggio" (ed. pomeridiana de "La Nazione del Popolo" di Firenze): In quel ramo del lago di Como un pesce mostruoso irto di squame rosse, 19 novembre 1946, p.2; E' ricomparso il mostro del lago di Como, 21 novembre 1946, p.2; Il mostro del lago di Como sarebbe un semplice storione, 22 novembre 1946, p.3. Gli articoli di questo giornale mi sono stati segnalati da Umberto Cordier e Maurizio Mosca (di Mosca, sull’argomento, si veda Il mostro del lago tra verità e leggenda, in "Famiglia Cristiana", n.29 (16 luglio 1997), p.161).

 “Giornale dell’Emilia”: Un pesce mostro nel lago di Como, 20 novembre 1946, p.1; E' riapparso il mostro del lago di Como, 21 novembre 1946, p.1; Storione non mostro quello del lago di Como, 26 novembre 1946, p.2. Gli articoli di questo giornale mi sono stati segnalati da Umberto Cordier.

 A.COMBI, E' morto il drago viva il drago, in “Il Corriere Comasco”, 25 novembre 1946, p.1.

 Il “mostro” del Lario e i fotografi, in “La Domenica del Corriere”, 1 dicembre 1946, p.3.

 "La Provincia", anno 1940: C.LINATI, Di una fantasiosa isoletta comacina ritrovo dell'umanesimo, 10 novembre, p.3; M.A.M. (lettera al direttore), L'isola sommersa, 12 novembre, p.4; A.GIACOSA (lettera al direttore), L'"isolina" leggendaria e il "canal gemmeo" di Plinio Cecilio, 13 novembre, p.4; C.LINATI, Credo nell'isola, 20 novembre, p.2; A.GIACOSA, L'isolina di Vico farebbe il paio col burbero delle Grosgalle?, 23 novembre, p.2; C.LINATI, Chiusura d'una polemica cortese. Il falso del Giovio, 26 novembre, p.4.

 Sui "burbari" si può vedere il mio articolo Antiche leggende di mostri d’acqua dolce, in “Il Corriere” (Como), 6 settembre 1998, p.10. Nella stessa pagina ho anche riassunto la disputa ora citata (il titolo Anche Linati credeva all'"isola dei burbari" non è mio ed è, come si può notare leggendo l’articolo, inesatto).

G.BALSAMO-CRIVELLI, Descrizione d'un nuovo rettile fossile, della famiglia dei Paleosauri, e di due pesci fossili, trovati nel calcareo nero, sopra Varenna sul lago di Como, dal nobile sig. Ludovico Trotti, con alcune riflessioni geologiche del prof.

Giuseppe Balsamo-Crivelli (Articolo estratto dal Politecnico di Milano, fascicolo di maggio 1839), Milano, Politecnico, 1839, v. spec. pp.4-5.

G.CURIONI, Cenni sopra un nuovo saurio fossile dei monti di Perledo sul Lario e sul terreno che lo racchiude di Giulio Curioni (Letti nell'adunanza dell'I.R. Istituto Lomb. del giorno 21 gennajo 1847) Inserito nel Tomo 16° del Giornale dell'I.R. Istituto Lombardo di Scienze, Lettere ed Arti e Biblioteca Italiana, Milano, Tipografia Bernasconi, 1847, v. spec. pp.5-7, 11-12.







 

          



Il Mostro del 1957. disegno di Leda Lanzatella

                           

GIORGIO CASTIGLIONI

UNO STRANO ANIMALE AD ARGEGNO (1954)

 

“Studi Della Biblioteca Comunale di Cavallasca”, 1 (1999), pp.13-15 rist. biblioteche di Paré e di Moltrasio, 2005
Il quotidiano comasco "Il Corriere" ha dedicato recentemente un articolo ai presunti "mostri" del lago di Como, ricordando i casi del "lariosauro" del 1946 e del "pesce-suino" del 1954. Queste segnalazioni vengono collocate erroneamente "entrambe nelle acque di Colico".
In realtà, i giornali del 1946, come abbiamo già scritto in un precedente numero di questi "Studi" parlarono di due avvistamenti del "lariosauro", un primo, in effetti, nei pressi di Colico, ma anche un secondo (con caratteristiche, peraltro, non del tutto corrispondenti) a Varenna, e lo strano animale del 1954 non fu visto a Colico, ma ad Argegno.
Ed è proprio del "mostro" di Argegno che intendiamo parlare in questo numero presentando una testimonianza sin qui inedita.

 

UN'INTERVISTA INEDITA
Ero a Milano a mangiare e sento la radio che dice che Palmiro Bianchi e suo figlio hanno visto il mostro del lago di Como. Non so come è saltata fuori la storia. Penso di averlo detto ad uno di qui, di Argegno, che lavorava un po' come giornalista. Non so. Perché io non sono il tipo che parla troppo.
E su questo bisogna credergli perché neppure la nipote del signor Palmiro -era stata lei a rispondere al telefono- sapeva nulla del "mostro". "Ma è sicuro che sia proprio lui?" mi aveva chiesto, divertita, prima di passarmelo, "Io questa non l'ho mai sentita..."
Il signor Bianchi, con grande cortesia, risponde alle mie domande e mi conferma che lui, la mattina del 31 agosto del 1954, quello strano animale l'ha visto davvero
C'era realmente. Guardi, questo lo posso giurare. L'ho visto benissimo. Ero giù da basso: ho un bel pezzo di terreno. Pescavo. Mi sono spaventato da matti. Ero lì a tre o quattro metri: non ero tanto lontano. E forse, se io non avessi parlato, sarebbe venuto ancora più avanti. Invece ho detto a mio figlio di darmi la fiocina. Ma quando è arrivato con l'arnese, l'animale si era già girato e se n'era andato. Se veniva fuori dall'acqua, gli davo un colpo.
-Come era questo animale?
-Sarà stato lungo un ottanta centimetri, novanta. E' difficile fare un calcolo. Di dietro era come un maiale, più o meno. Ho anche visto sotto delle zampe, le muoveva. Ma è stato un attimo. Forse adesso ci starei più attento, ma allora mi dissi solo: "Cosa sarà quell'affare lì?". Veniva dalla parte di Colonno. Quando era vicino ho detto: "Ma quello è un maiale!" Però poi ho pensato: "Ma il maiale non va mica sott'acqua!" Le zampe erano come quelle di un'anitra. Ho visto quell'animale, ma è stato un lampo. Non è mica stato lì ad aspettare me per farmi vedere come era fatto.
-Si ricorda come era la parte anteriore?
-Eh, se si fosse fermato un secondo, si poteva guardare. Più o meno, aveva un grosso muso come un pesce, ma era differente, perché quello del pesce è aguzzo, mentre quello lì era arrotondato. Ma davanti non l'ho visto molto.
-Aveva zampe anche davanti?
-Zampe davanti non ne ho viste. Non ho fatto in tempo. E' come se tiri un sasso ad un cavedano: va via di corsa.
-Comunque non era un pesce.
-No, no, neanche per sogno. Conosco il luccio, la trota, il carpano, tutti i pesci. Ma quello non era un pesce. Il pesce non ha mica le gambe! Di pesci me ne intendo. Mio papà faceva il pescatore, mio fratello pure.
Ed anche sui pesci, il signor Palmiro ha qualcosa di interessante da raccontare.
-Io abito proprio sul lago. La mattina e la sera guardo giù, dò anche da mangiare ai pesci. Due anni fa ho visto una specie di pesce che non avevo mai visto. L'ho detto qui ad Argegno. Un pesce che era un fenomeno. Una tinca non poteva essere e neppure un carpano, perché era troppo grosso.
I due quotidiani di Como, data una descrizione sommaria del "mostro" visto dal signor Palmiro e dal figlio Sergio, citavano anche una leggenda secondo la quale in quelle acque vivevano un tempo "degli strani mostri che del maiale avevano la forma, del serpe la astuzia e del luccio la voracità (...) durante il giorno vivevano nelle profondità del lago, si nutrivano a preferenza di pesci, ma durante la notte, quando cioè risalivano dal fondo e prendevano terra, non
avrebbero disdegnato la carne umana"
-Aveva sentito parlare di queste leggende?
-No, non me ne sono mai interessato. Io ho un garage, mi interessa il mio lavoro.
-Ha rivisto in seguito quell'animale?
-No.

 

UN GIORNO DI MOSTRI
Il  "mostro" visto dal signor Bianchi non fu l'unico animale insolito a comparire il 31 agosto del 1954."La Provincia" riferiva anche che "Due sommozzatori, a circa un chilometro dalla costa e a tre metri di profondità, hanno pescato un pesce di una specie mai vista nell'Adriatico, lungo m 1.65, che, quasi certamente, appartiene a una razza tropicale di grande profondità. Il pesce è ricoperto di uno strato fosforescente, di color azzurro argentato. Ha pure, fosforescente, una specie di fanalino di coda."
Nell'alta valle di Stura, in provincia di Cuneo, invece, gli abitanti dei dintorni erano spaventati da "una specie di serpentaccio lungo due metri e mezzo, grosso come un bottiglione, color giallo biancastro sul ventre e verde marron sul dorso; sta tra il serpente e il coccodrillo, per spiegarci meglio, e ha in testa una cresta che luccica al sole come uno specchio, abbagliando. Quando si erge emette un fischio potente, che raggela". I carabinieri effettuarono una ricerca senza trovar traccia del rettile
Un paio di settimane dopo, a Como giunse un altro "mostro", questo, però, ben conosciuto dalla scienza. In piazza Vittoria fu messa in mostra una balena imbalsamata lunga ventidue metri. "E' uno spettacolo" scriveva "L'Ordine" del 14 settembre annunciandolo per i due giorni seguenti "da non lasciarsi sfuggire perché non sarà facilmente ripetibile"

 

 G.P.ELLI, Alla ricerca del mostro perduto, "Il Corriere", 3 luglio 1999, p.9.

 n.2, 19 maggio 1999.

 "Il Corriere" data la "burla giornalistica del Lariosauro" al 1954, mentre si tratta dell’episodio del 1946 che viene citato più avanti nello stesso articolo. Per essere precisi, poi, il mostro del 1946 non aveva "il capo rivestito di squame rosso sangue", ma l'intero corpo "irto di squame durissime di un colore rosso-bruno" (nei pressi di Colico) o "a squame argentee e bluastre coperto di macchie rosse" (a Varenna).

 Lo stesso errore era stato commesso qualche mese fa anche dall'altro quotidiano comasco (R.COLOMBO, Un disegno fa riemergere il mostro del lago, "La Provincia", 22 aprile 1999, p.8: "nel laghetto di Piona"). Entrambi gli articoli, inoltre, fanno risalire la "scoperta" del celacanto al 1939 invece che al 1938 (sia pure verso la fine dell'anno: 22 dicembre; cfr K.S.THOMSON, La storia del celacanto, Milano, Bompiani, 1993, spec. pp.6, 14-15) e non sono molto precisi a proposito di Paolo Giovio e dei suoi grossi pesci ("burbari" o "burburi").

 Conversazione telefonica del 28 marzo 1998.

Visto nel lago uno strano mostro?, in "La Provincia", 1 settembre 1954, p.2; cfr a. Uno strano animale nelle acque del lago?, in "L'Ordine", 1 settembre 1954, p.II. Dell’avvistamento di Argegno non si occupò soltanto la stampa locale: cfr Due “mostri” visti presso Cuneo e nel Lario, in "Corriere della Sera", 1 settembre 1954, p.4; Visto un “mostro” anche sul lago di Como, in "La Gazzetta del Popolo", 1 settembre 1954, p.3.

Pesce con catarifrangente pescato a Riccione, in "La Provincia", 1 settembre 1954, p.4.
A caccia del "mostro" nell'alta Val di Stura
, in "La Gazzetta del Popolo", 1 settembre 1954, p.3 (ringrazio Umberto Cordier e Maurizio Mosca per avermi segnalato questo articolo); la notizia fu data, più brevemente, anche dal "Corriere della Sera" (articolo citato).

Esposta la balena gigante catturata nei mari del Nord
, in "L'Ordine", 14 settembre 1954, p.II; cfr anche E' arrivata la balena, ivi, 16 settembre 1954, p.II.





Il Mostro del 1957. disegno di Leda Lanzatella

 

 

GIORGIO CASTIGLIONI

MOSTRI E STRANI PESCI NEL LAGO DI COMO (1957 E 1962)

 

“Studi Della Biblioteca Comunale di Cavallasca”, 1 (1999), pp.26-27 rist. biblioteche di Paré e di Moltrasio, 2005

MUSSO - DONGO, 1957

 In un giorno di inizio agosto, nel 1957, “verso l’imbrunire”, nel lago davanti alla spiaggia tra Musso e Dongo “apparve tra le onde una testa mostruosa di forma triangolare, irta di creste e con due occhi enormi fosforescenti”. Quindi si notò anche il corpo, “di forma cilindrica, munito di pinne e di coda e -ad occhio e croce- misurava circa sei metri di lunghezza. Si alzava sull’acqua come se giocasse e si divertisse a frangere i cavalloni”.
Molti, secondo l’articolo pubblicato dal quotidiano “L’Ordine” furono testimoni dell’insolito evento: “la spiaggia [...] era piena di bagnanti”, “un codazzo di gente si era portato sulla riva per osservarlo”. Non viene fatto, però, nessun nome.
Più avanti il cronista riferiva una descrizione da lui raccolta: “Un corpo nerastro con riflessi argentei sul ventre; coda larga e appiattuta come quella delle balene, testa enorme con una bocca sempre spalancata e munita di denti aguzzi e bianchi... Occhi cespugliosi e fosforescenti che mandavano lampi”. Altri ne parlavano come di “un lucertolone lungo più di dieci metri e del peso di diversi quintali”.
I presenti proposero di chiamare i pescatori perché cercassero di catturare lo straordinario animale. Intanto “siccome si era fatto tardi le tenebre resero poco visibile la bestiaccia, che -a dirla con la gente del luogo- per paura d’essere catturata si immerse negli abissi”.
“Torna di moda il “lariosauro”?” si chiedeva l’occhiello dell’articolo. A dire il vero, la descrizione del mostro del 1957 non corrisponde molto a quella del “lariosauro” del 1946 (ma, d’altra parte, neppure le descrizioni della bestia nei due avvistamenti di quell’anno coincidono).
L’articolo proponeva alcune ipotesi sulla natura del presunto mostro. Per un vecchio pescatore, “Quello è il biscione che Gian Giacomo dei Medici relegò negli abissi del Giardino del Merlo. Ogni dieci anni lascia la tana per venire a prendere un po’ di aria fresca sulla riva”. Per altri era invece “un coccodrillo vecchio, buttato nel lago dal personale di un circo di passaggio”. Decisamente curiosa un’altra ipotesi sulla natura del mostro: si sarebbe trattato “di una tartaruga senza guscio che da secoli vive negli abissi dell’Alto Lario”.

DERVIO, 1957

Il mese successivo un altro strano animale finì sulle pagine de “L’Ordine”. Lo avrebbero visto nelle acque di Dervio Luigi Percassi e Renzo Pagani, di Castelli Caleppio, in provincia di Bergamo, durante un’immersione con la batisfera.
I due erano stati chiamati per tentare di recuperare il corpo di una donna vittima di un incidente automobilistico nell’anno precedente.
Un articolo dell’“Ordine” riferiva anche un “Particolare interessante e fornitoci personalmente dal signor Percassi e suffragato dal socio Pagani: fu visto distintamente da ambedue, a 90 metri di profondità, affacciato ad una anfrattuosità della roccia, uno strano animale dalla testa arieggiante quella del coccodrillo”. Del misterioso essere, dotato di “lingua da rettile” e di “zampe” (si parla di zampe e non di pinne), i due videro solo la parte anteriore. La lunghezza fu stimata tra i 60 centimetri ed il metro e venti (il fatto che si vedesse solo una parte dell’animale rendeva difficile il computo).
Si trattava dello stesso animale “del quale si è parlato non tanto tempo fa, quello cioè avvistato da barcaioli nelle acque dell’alto lago?” si chiedeva l’articolo che concludeva: “Comunque qualcosa c’è; poi naturalmente la gente galoppa con la fantasia [...]”

ARGEGNO, 1962

Qualche anno dopo, nel 1962, un’altra sventura (un’imbarcazione si rovesciò ed i tre occupanti morirono annegati) richiamò sul lago di Como Pagani e Percassi con la loro batisfera. Anche in questa occasione, i due, durante il loro lavoro, avvistarono degli animali insoliti: “degli stranissimi pesci abissali con la testa molto grossa”.

 

f.m., Un mostro lacustre spaventa i bagnanti di Musso e di Dongo, in “L’Ordine”, 7 agosto 1957, p.II.

 cfr “Studi della Biblioteca Comunale di Cavallasca”, n.2, 19 maggio 1999.

 Foto della batisfera: “L’Ordine”, 12 giugno 1962, p.2; “La Provincia”, 12 giugno 1962, p.4. Foto di Percassi e Pagani: “La Provincia”, 13 giugno 1962, p.4. Foto dei due davanti alla loro batisfera: “L’Ordine”, 27 gennaio 1965, p.8.

 Vedi gli articoli su “L’Ordine” ed altri quotidiani, 29 maggio 1956 e giorni seguenti, 14 settembre 1957 e giorni seguenti.

 G.GUIGARD, Visto dalla batisfera uno strano “pesce”, in “L’Ordine”, 22 settembre 1957, p.IV.

 Due immersioni della batisfera ad Argegno, in “L’Ordine”, 17 giugno 1962, p.3.